In cammino per Valle Martella. Un’esperienza di museo relazionale.

 

 

Da un’idea di Aldo Innocenzi, protagonista del collettivo d’arte Stalker, il laboratorio City walk city talk investe uno dei quartieri nati negli ultimi cinquanta anni alle porte di Roma.

 

Il Museo Relazionale approda a Valle Martella, una frazione di Zagarolo spuntata negli anni Sessanta come un campo di funghi e nel tempo cresciuta in barba a progetti, vincoli, concessioni e regole. Un luogo talmente spontaneo da rendere inapplicabile il condono edilizio del 2003, quando centinaia di abitazioni che potevano finalmente essere investite di legittimità urbanistica sono rimaste nel limbo di ciò che esiste senza averne la concessione. Valle Martella è un quartiere alle porte di Roma dove vivono quattromilaquattrocentodieci anime perfettamente divise tra maschi e femmine. Dove ognuno ha costruito come poteva e come voleva. Ciascuno a suo modo. Una superficie vuota sulla quale emergono oggetti abitativi incoerenti. Valle Martella è un’anticamera al paradiso della capitale. Un posto come tanti, mai chiamato a lasciare traccia di sé.

 

Il laboratorio City walk city talk, ideato dal Museo Relazionale in collaborazione con l’Associazione Culturale U.R.A.Z. (unione dei rappresentanti e delle associazioni di Zagarolo, Colli, Valle Martella) rompe il silenzio su questa area anarchicamente urbana che si estende per oltre 7 chilometri: il 6 novembre alle 11 di mattina un corteo si ritroverà in via Vittorio Alfieri per attraversare le vie del quartiere, trascinandosi dietro un divano-vascello ispirato al naufragio del Sea Venture e alla Tempesta di Shakespeare. D’altronde a Valle Martella si arriva per naufragio. Non ci si viene perché la si è scelta. Il corteo navigherà negli anfratti, nelle storture, in ciò che non ci piace, che poteva essere diverso, perché un posto così è pieno di trappole in cui il bello e il buono inciampano. Coinvolgerà i cittadini, le istituzioni, le associazioni, tutti coloro che qui vivono, per porre una domanda niente affatto retorica: che fare?

City walk city talk. Attraversare e raccontare la città. Conoscerla, entrare nelle sue maglie, ascoltarne la voce e portarvi la magia di Prospero. Camminando e parlando, il laboratorio disegnerà un orizzonte, una prospettiva idealmente capace di ribaltare il presente e cambiare i connotati di Valle Martella trasformandola in museo relazionale, cioè in uno spazio da condividere, in un punto di osservazione capace di resuscitare la comunicazione attiva e avviare degli esperimenti alchemici attraverso i quali generare la bellezza di un quartiere nato per non essere bello. Portare un sogno a Valle Martella. Questo farà City walk city talk. La occuperà, la attraverserà, andrà a tirare la giacca ai suoi abitanti e lascerà loro un questionario dalle domande semplici, da rispedire all’indirizzo del Museo Relazionale. Qual è il buono e quale il brutto di Valle Martella? Cosa le manca per farne un luogo in cui è bello vivere?

A unirsi a questa lunga camminata saranno alcune pagine de La tempesta, la commedia con cui Shakespeare chiude la propria carriera di autore teatrale e rivela a chiare lettere la propria visione del mondo e dell’umanità. Attori e artisti intrecceranno le parole del grande drammaturgo inglese a quelle dei cittadini in cammino, il senso della vita dell’uno al senso delle cose degli altri. Valle Martella sarà la grande scena di un naufragio che costituirà il grado zero della sua stessa storia. Un punto dal quale non tornare indietro, nel quale rintracciare il residuo di bellezza di cui il mondo forse è ancora capace, addirittura qui. Un grado zero da cui partire per disegnare un futuro sottratto ai vecchi destini.

City walk city talk irrompe con un’idea sovversiva di museo in una realtà che le risposte nemmeno se le aspettava più. Irrompe con un’idea di museo che museo non è. Porta la stanza dell’alchimista e il potere del mago nelle vie del quartiere, e invita tutti a entrare, a sperimentare una nuova forma di reale, quello delle relazioni e dei futuri possibili.

Valle Martella è il vostro teatro. Entrate, signore e signori, e mettete in scena la vostra città, la vostra Utopia.

Il progetto del Museo Relazionale, nato qualche anni fa da un’idea di Aldo Innocenzi al CIAC – Centro Internazionale per l’Arte Contemporanea, Castello Colonna di Genazzano – restituisce all’arte contemporanea una funzione essenziale: il tentativo di fondare un’estetica. Un’estetica volta a vivere fuori dalle tele, dalle sculture, dalle realizzazioni multimediali, dai progetti audiovisivi. Negli anni il CIAC ha accolto le esperienze di cittadinanza attiva che hanno preso il nome dai prodotti lavorati nelle stanze dell’arte: il Pummidoro, il Cacchione, Le live, la marmettalta di Prungangini.

Il museo relazionale si manifesta nei paesaggi umani, si interroga sul mondo in cui viviamo, trasforma le strutture museali in luoghi atti a creare nuove integrazioni, porta l’arte nel nulla delle periferie, costruisce strategie di sopravvivenza e di fuga dai labirinti dei nostri luoghi. Ricontatta una domanda che il mondo contemporaneo non voleva più porre a nessuno: dove sta la felicità?

 

Monica Micheli

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